Affrontare il tema della malattia con
i propri figli è spesso per i genitori motivo di paura e reticenza. Mancano le parole, il
coraggio di mostrarsi deboli e di porre i bambini di fronte a un “mostro” che
può spaventarli o peggio ancora traumatizzarli. Ma davanti alle loro domande
curiose e alla loro voglia di sentirsi partecipi, il silenzio e le spiegazioni
confuse di una mamma o di un papà hanno un effetto negativo perché
paradossalmente lasciano i piccoli soli nel fronteggiare questo grande scoglio.
A stimolare e creare una comunicazione serena tra genitori malati e figli
arriva “Mamma Uovo, la malattia spiegata a mio figlio”.
Edito dalla casa editrice Marotta&Cafiero nel
2015, ideato dalle psiconcologhe Gabriella De Benedetta e Silvia
D’Ovidio e da Antonello Pinto, ematologo e oncologo all’Istituto
Nazionale Tumori di Napoli “G. Pascale”, con le illustrazioni di Sergio Staino,
il libro è stato seguito da una versione maschile, “Papà Uovo, la malattia spiegata a mio figlio”
e da un film d’animazione
realizzato da Tech4Care.
La favola racconta la
malattia di una mamma vista con gli occhi del figlio, Giorgio. Ad aprire la
storia è una citazione di G. K. Chesterton, scrittore e giornalista
inglese:
Le
fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono. I bambini sanno già che
i draghi esistono. Le fiabe raccontano ai bambini che i draghi possono essere
uccisi.
Proprio come sostiene l’autore, la vicenda di Giorgio
e della sua famiglia mostra come una malattia possa essere affrontata con
tranquillità, e a volte sconfitta. Grazie alla penna di Staino, le parole,
anche le più pesanti, si vestono di leggerezza, colore e semplicità e
accompagnano la narrazione dei momenti più incisivi.
L’ospedale
e l’esercito dei piccoli Chemio
Anche l’impatto con un
ambiente freddo e triste come l’ospedale può segnare negativamente un bambino. Ma
il segreto sta nel rendere il contatto con la realtà più colorato, divertente,
gestibile. A Giorgio viene spiegato che il sangue all’interno contiene
tantissime cellule, alcune buone (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine),
alcune cattive (microbi), tra cui si scatena una guerra a cui prendono parte
gli aiutanti dei dottori: i “Chemio”. Staino li rappresenta con stelline vivaci
dal sorriso simpatico che conquista immediatamente chi legge e aiuta ad
acquisire fiducia nella cura a cui è sottoposto il genitore. Le battaglie nel
sangue durante la chemioterapia e l’arrivo delle infezioni provocano gli
effetti collaterali tipici: tra i più visibili e d’impatto, la caduta dei
capelli. E così cade ogni velo tra madre e figlio nella tenerissima scena in
cui il piccolo fa un complimento alla mamma nonostante la sua testa somigli a
un uovo, appunto: «Sei tanto bella anche così, mamma».
I processi che avvengono nel corpo umano durante la
chemioterapia e gli effetti collaterali di essa sono spiegati con parole e
immagini adatte ai bambini: questo è il vero intento del progetto. Non sempre
il bambino reagisce bene: preso da un mix di emozioni tra cui la rabbia, lo
sconforto, l’impotenza e la paura, prende a calci i giocattoli, strilla e
piange perché non vuole che la madre stia in ospedale, si arrabbia quando si
presentano ricadute o la chemioterapia non funziona. Ma tutto ciò serve a
stimolare l’espressione di tali sensazioni, affinché non siano represse ma
piuttosto esternate e incanalate nella giusta direzione.
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